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Adattarsi alle nuove direttrici del cambiamento significa rinnovarsi ma anche ripensare i modi di fare impresa

Intervista a Luca Petteruti – Innovazione e capacità di fare sistema le sfide del futuro

13 Ottobre 2015
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Perché hai deciso di far parte del Gruppo Giovani dell’Ance?
Ho sempre considerato far parte del Gruppo Giovani Ance come una scelta naturale. Ritengo sia indispensabile per un giovane costruttore confrontarsi con altri giovani che operano nel settore, per la crescita in termini di competenze personali e per ispirare il proprio lavoro quotidiano. In ultimo mi piace sottolineare che le relazioni e l’amicizia che ci legano costituiscono il patrimonio più grande del gruppo Giovani Ance. Insieme possiamo contribuire ad una visione positiva del futuro di Ance, del nostro settore e del nostro Paese e permettere alle nostre imprese e a noi stessi di aspirare a molto.    
 
Come vedi la nostra professione nel futuro: quali saranno le direttrici su cui dovranno svilupparsi le imprese di costruzione?
Sono profondamente convinto che le due direttrici fondamentali su cui sviluppare le imprese di costruzioni siano l’internazionalizzazione e l’innovazione.
Non voglio ridurre il termine “internazionalizzazione” al solo andare all’estero per lavorare; lo intendo invece nel senso più esteso possibile: dalla capacità di confrontarsi e di relazionarsi con i paesi esteri, con le altre imprese di costruzioni, i fornitori e i clienti del mondo che ormai è globalizzato, alla capacità di gestire persone e trattative con approcci culturali differenti. 
Anche qui nel nostro paese, dove il nostro settore ha avuto sempre le sue peculiarità, è in atto una profonda trasformazione a causa dell’integrazione con l’Europa. Abbiamo dunque necessità di nuovi stimoli, di cercare nuovi mercati e nuove competenze ed i modelli che sono risultati sempre vincenti hanno bisogno di essere rivisitati e coraggiosamente cambiati. Anche le relazioni tra imprese devono cambiare: dove prima eravamo concorrenti ora necessariamente dobbiamo imparare ad essere sistema che concorre con altri sistemi.
L’innovazione poi è decisamente a tutto campo: nei materiali, nelle tecniche, nei modelli gestionali e in ogni altro ambito aziendale e noi giovani dobbiamo essere alla ricerca di tutto quello che può aiutare la nostra azienda ad essere veramente competitiva e capace di realizzare opere.   
 
 
Come stai affrontando il passaggio generazionale nella tua azienda?
Devo confessare che su questo punto sono stato e sono tutt’ora molto fortunato poiché lavoro al fianco di chi, lasciandomi sempre molto spazio, mi ha sempre spinto a migliorare e ad orientarmi al raggiungimento degli obiettivi. Inoltre la mia autonomia e la mia responsabilità sono state sempre crescenti.  
Non si può nascondere che non sono mancati i momenti di scontro e di visioni contrapposte su determinati temi, ma il nostro dialogo, anche nei momenti “divergenti”, è sempre stato rispettoso e volto a trovare soluzioni condivise. Questo per rimarcare che non è diverso solo il punto di vista delle due generazioni, ma anche le attese e gli obiettivi personali sono profondamente differenti. Quello che non ci ha mai diviso è il mettere al centro il bene dell’Impresa.
Penso che per me sia stato importante non nascondere le mie ambizioni e di cercare di ritagliarmi uno spazio di azione all’interno dell’azienda conquistando la fiducia delle persone poco a poco con i risultati.   
 
Fare impresa oggi, in qualunque settore, richiede forse più coraggio che nel passato. Quali sono le nuove capacità richieste a un giovane imprenditore per avere successo?
Il mestiere del Costruttore è un mestiere affascinante e complicato
Aumenta la complessità di tutte le discipline e di tutti gli aspetti tecnici, legali, organizzativi, economici, finanziari, linguistici etc. legati al nostro mondo ed il mercato diviene più esigente nei nostri confronti richiedendoci anche molte competenze trasversali. Ma in fondo la cosa che ritengo più importante è quella di saper rispondere prontamente ai cambiamenti che il mondo ci offre adattandoci velocemente ad operare in contesti molto diversi da quelli in cui siamo abituati.
E per farlo abbiamo bisogno di una buona dose di coraggio.  
 
Il mestiere del costruttore è antico, come è antico e profondo l’orgoglio di chi con la sua opera testimonia lo spirito di un’epoca. Che cosa significa per te, oggi, essere un giovane costruttore?
La cosa che più mi affascina è vedere compiuta e realizzata la nostra opera che rimane nel tempo, opera di cui conosco tutti i segreti, tutti i dettagli: dalla fatica fisica all’ingegno creativo che l’ha generata e diretta.
Dietro una costruzione, semplice o complessa che sia, si cela tutta la conoscenza e lo sforzo che l’uomo fa per avere una vita migliore, nonché tutta l’energia delle persone che l’hanno pensata e realizzata.
Vedere le persone che utilizzano per vivere, per passeggiare, ma anche solo per guardare, ciò che ho costruito mi rende orgoglioso, è come se in qualche modo partecipassi attivamente alla ricerca della loro felicità.
Sono altresì orgoglioso di scrivere la storia di un’azienda che ha origini nel 1930, che ha fondato l’Associazione del nostro territorio, che ha versato per prima i contributi in Cassa Edile e che ha lasciato in modo sensibile le sue tracce, e spero di poterne essere all’altezza.  
Oggi infatti oltre a dover essere ottimo imprenditore, un giovane costruttore deve avere grande responsabilità e grande impegno nei confronti della nostra Italia e delle persone che credono in lui.
Ci viene dunque richiesto di fondare il nostro lavoro su valori forti e positivi per poter crescere e dare un contributo determinante.    
 
 
In questo scenario di grandi cambiamenti, economici, sociali e di mercato, in quale direzione dovrà evolversi l’Associazione di categoria per essere sempre più al servizio dell’impresa?
Penso che prima di tutto il ruolo dell’Associazione debba essere sempre di più quella di aggregare i costruttori piccoli e grandi e diffondere sul territorio la cultura del nostro “ottimo lavoro”.
L’Ance, a mio avviso, deve essere sempre più compatta e avere più peso nel dialogo con gli altri attori importanti del nostro paese, in particolare nell’aiutare la politica nelle sue scelte di medio-lungo periodo, scelte per le quali la “qualità” del nostro operato non può che essere uno degli elementi chiave del successo e del progresso.    
Nonostante il complesso scenario attuale abbia diminuito, negli ultimi anni, la nostra capacità di incidere, ritengo questo momento un’importante periodo di ripartenza dove le nostre autocritiche interne e le nostre riflessioni condivise hanno permesso di riscoprire un nuovo orgoglio di essere costruttori. 
L’associazione è il luogo dove abbiamo il diritto ed il dovere di dare la nostra visione del futuro e la nostra opinione sui cambiamenti.
In questa ottica avranno senso un rafforzamento e l’implementazione di tutti quei servizi che aiuteranno l’imprenditore ad essere “adattabile”, “conquistatore” di nuove mercati, che creeranno le condizioni per l’aggregazione e la crescita delle imprese e degli imprenditori del sistema.
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