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Essere “giovani” significa credere nel futuro, e questa fiducia è anche un patrimonio intrinseco dell’essere imprenditori. Tuttavia le gravi difficoltà che segnano oggi l’economia rendono più che mai necessario che il mercato sia dotato di regole eque e coerenti

Editoriale – Il coraggio non basta, servono regole eque

27 Gennaio 2015
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Editoriale del Vice Presidente dei Giovani Ance Nicola Ometto
 
Ci chiamiamo Giovani Imprenditori Edili e a volte ci si chiede cosa voglia dire “giovani”. Noi pensiamo che essere “giovani” significhi credere nel futuro. Avere interesse per ciò che sarà domani ma anche per ciò che si vuole costruire più a lungo termine. E allora se penso più in generale credo che tutti gli imprenditori siano in questo senso sempre “giovani”, perché chi guida una azienda pensa al domani ma investe e progetta sempre pensando a come sarà la propria azienda negli anni che verranno. In questo senso perciò tutti gli imprenditori dell’Ance potrebbero appartenere al “Gruppo Giovani” senza bisogno di controllare la data di nascita.
 
Ma i Giovani Imprenditori Edili sono già protagonisti anche nel tempo presente. La nuova generazione di giovani è una grande risorsa per il Paese. I nostri Giovani guidano aziende di successo, che hanno saputo trasformare e portare lontano, e dimostrano già oggi, ogni giorno, il loro valore. D’altra parte i giovani del nostro settore hanno approfondito i loro studi oltrepassando i confini del nostro Paese e confrontandosi con il resto d’Europa, conoscono le lingue straniere, hanno grande creatività e determinazione, hanno respirato l’aria nuova del mondo, pensano in grande. Sono forse le donne e gli uomini più adatti e preparati per trovare le risposte alle grandi sfide che dobbiamo affrontare in questi tempi.
 
E questi sono tempi difficili, lo sappiamo. L’economia affronta una stagione molto complessa e tanti sono i problemi che abbiamo davanti.
 
Mi vorrei soffermare in particolare su alcune questioni che riguardano nello specifico il settore degli appalti pubblici.
 
Ritengo che vi siano alcuni fenomeni che sommati tra loro determinano una situazione di assoluta impossibilità ad operare e ad affermarsi per le imprese che adottano come principio generale di condotta la legalità e lo studio approfondito dei progetti messi in gara per la formulazione di un’offerta ragionata e ponderata.
 
In particolare i fenomeni che ritengo siano più devastanti sono i seguenti: i criteri di aggiudicazione, la legge che consente il principio dell’avvalimento e la normativa inerente l’ottenimento delle attestazioni Soa.
 
Per quanto riguarda il primo punto ritengo che i due metodi più diffusi, ovvero il massimo ribasso e l’offerta economicamente più vantaggiosa, sebbene concepiti con differenti obiettivi, alla fine, per il modo in cui vengono applicati, risultino assolutamente eguali.
 
Il massimo ribasso dovrebbe essere soggetto a puntuale verifica da parte delle stazioni appaltanti onde evitare che offerte che oggettivamente risultano anomale siano accettate e ciò accade solo in un numero limitatissimo di casi ed è comunque spesso oggetto di controversie giudiziarie e ricorsi a Tar e Consiglio di Stato.
 
L’offerta economicamente più vantaggiosa si basa sull’attribuzione di punteggi da parte di una commissione appositamente costituita che deliberatamente e con ampia discrezionalità decide quanti punti attribuire per ogni criterio spesso tralasciando valutazioni in merito al costo delle migliorie offerte dai concorrenti che il più delle volte vanno ad accrescere la componente del ribasso offerto in quanto hanno loro stesse un costo.
 
A tutto ciò si aggiunge la normativa che consente ad un’impresa che non è in possesso di una determinata categoria Soa di partecipare a gare d’appalto avvalendosi di un’altra società che presta la propria iscrizione e stipula un contratto di avvalimento mettendo a disposizione struttura, macchinari, attrezzatura e tutto ciò che si rende necessario per essere ammessi alla procedura di gara.
 
Mi risulta che nessuno abbia mai controllato se effettivamente ciò avviene.
 
A titolo di esempio, ho partecipato di recente ad una gara d’appalto per i lavori di restauro del Ponte di Rialto a Venezia, che ritengo possa essere oggettivamente ritenuto un intervento che richiede delle particolari specializzazioni… Uno dei concorrenti che non era in possesso di attestazione Soa per nessuna categoria e classifica ha potuto partecipare grazie all’avvalimento. Io ritengo che questo sia inaccettabile!
 
Concludendo, un breve cenno voglio riservarlo al regolamento che riguarda l’ottenimento delle attestazioni Soa.
 
I criteri in base ai quali vengono determinate le attribuzioni delle classifiche e delle relative categorie sono assolutamente da rivedere, non è possibile che vi siano aziende attestate che non hanno dipendenti ma solo un ufficio e qualche impiegato.
 
In questi mesi nelle aziende assistiamo a un impegno straordinario, di tutti. Ora il sentirsi una squadra è davvero realtà, non retorica. Tutti aumentano il loro impegno, danno il massimo, tutti mettono a disposizione il migliore contributo per aiutare a superare ogni problema, ma quando gli ostacoli sono insormontabili e dipendono da fattori esterni risulta difficile continuare a nutrire speranza nel presente e nel futuro.
 
È difficile guidare un’azienda in tempi di crisi, è difficile affrontare ogni mattina tanti, a volte troppi, problemi. È difficile dimostrarsi sempre sicuri per infondere sicurezza negli altri quando in realtà si è umani, preoccupati, deboli e anche… giovani, senza esperienza. Credo che questo sia un sentimento e uno stato d’animo che tutti comprendete e che a volte con umiltà abbiamo bisogno di raccontare, per sentirci meno soli nel lavoro di ogni giorno.
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