Recentemente è uscita la classifica ``Doing Business 2013``, l`Italia ha scalato 10 posti. Ma sono abbastanza? All`interno dell`Unione europea peggio di noi c`è solo la Grecia. Ma quali sono i problemi incontrati dai cittadini nell`aprire un`impresa?
Roma – Burocrazia: una tassa occulta che soffoca le nostre imprese
Rigidità, lentezza, incapacità di adattamento, inefficienza, inefficacia, mancanza di stimoli, deresponsabilizzazione, eccessiva pervasività. In una sola parola: burocrazia.
La conoscono bene gli italiani, imprenditori e liberi professionisti, ma anche studenti, madri e commercianti, persino i disoccupati, ed è curioso leggerne la definizione sul dizionario e scoprire che “burocrazia” non è un termine nato per definire uno stato di impotenza totale ma, proprio al contrario, con questa si intende: “l`organizzazione di persone e risorse destinate alla realizzazione di un fine collettivo secondo i criteri di razionalità, imparzialità, impersonalità”.
Ovviamente, la definizione andrebbe aggiornata, almeno nel dizionario italiano, oserei addirittura dire che sarebbe opportuno sostituirla con la sua accezione negativa.
Le incertezze legate alla farraginosità del sistema burocratico hanno generato un velo di sfiducia e incomunicabilità tra imprese private e Pubblica Amministrazione.
Segnali di forte disagio giungono dalle Associazioni di Categoria: all`Assemblea annuale dell`ACER il presidente Batelli ancora una volta ha fatto presente che c`è un`impellente necessità, nel nostro settore, di snellire le procedure necessarie per l`avvio di un`attività.
Queste gravano pesantemente sulle PMI che, ogni anno, per far fronte agli obblighi previsti dalla legge in materia di lavoro, ambiente, fisco, privacy, appalti e tutela del paesaggio, mandano in fumo ingenti somme di denaro. Vengono così perse occasioni per la creazione di nuovi posti di lavoro e si concretizza il rischio di un trasferimento delle attività verso paesi più attrattivi.
Eppure gli anni trascorrono e nulla accade; come se queste richieste, appoggiate da innumerevoli casi pratici ma anche da svariate proposte risolutive, riguardassero solo una piccola, si fa per dire, parte del Paese o, ancora peggio, una singola categoria.
A dimostrazione della vastità del problema, il Presidente dell`Antitrust, Antonio Catricalà, spiega nel corso di un`intervista: “Il costo della burocrazia per le imprese ammonta a 61 miliardi di euro: se riuscissimo a ridurlo del 25% avremo un aumento del PIL dell`1,7%”.
Così, mentre il Consiglio dei Ministri avvia il disegno di legge sulle semplificazioni, la vita quotidiana delle aziende e la loro voglia di crescere continuano ad essere ostacolate da pesanti vincoli burocratici.
Troppo spesso ci dimentichiamo quali risvolti questa patologia endemica abbia sull`immagine del nostro Paese all`estero.
Lo scoramento per le lungaggini di casa nostra ora diventa un “”caso di studio””, finisce in bocca a Josè Manuel Barroso, Presidente della Commissione Ue, che non trova di meglio, parlando ai leader sulla necessità di aumentare le potenzialità del mercato unico, che citare l`Italia come esempio negativo.
Armata di curiosità, come ogni giovane della mia generazione, decido di fare una piccola ricerca su Internet: digito, in inglese, “aprire un`attività in Italia”. Quello che scopro mi lascia basita, vari i siti volti a dare un consiglio a chi vive o vuole vivere il sogno italiano.
Uno si chiama “Expats in Italy for those who dream and those who live the dream”: purtroppo però non si limitano a raccontare i nostri usi e costumi, dal quale tutto sommato usciamo bene, un`immagine digalateo, un pò vecchiotta e bigotta anche se con educazione. Cliccando sulla categoria “”aprire una attività”` leggiamo al primo rigo: “The bureaucracy associated with starting a business in Italy is horrendous and rates among the most pernicious in the world. Italy is an almost impenetrable red tape jungle and Italian civil servants can be inordinately obstructive, endlessly recycling bits of paper to create `employment` for themselves”. (La burocrazia necessaria per l`apertura di un`azienda in Italia è orrenda, tra le peggiori al mondo. L`Italia è un`impenetrabile giungla e gli impiegati possono bloccare le pratiche con la creazione di innumerevoli pezzi di carta per motivare la necessità del loro impiego).
Mi fermo qui, ma non leggo niente che possa far venire voglia a qualcuno di correre in Italia.
Mi chiedo in quanti non decidano di venire, ed io, rammaricata, so di non poter consigliare il nostro Paese, così, quando mi sento dire all`estero: “qui basta lavorare sodo per guadagnare, mentre da voi, in Italia , si vive bene ma per fare fortuna bisogna imparare a districarsi nelle lungaggini di un sistema indecifrabile, con il rischio di non riuscire nemmeno ad aprire un attività, figurarsi poi farla crescere”.
Mi riesce difficile contraddirli e non rimanere delusa da un Paese che mi ha dato moltissimo ma che attualmente mi regala ben poche prospettive.
di Veronica De Angelis
15437-121101_BROCRAZIA UNA TASSA OCCULTA_DE ANGELIS.pdfApri
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