L’AQUILA – Dall’etica alla sostenibilità, dall’innovazione alla rigenerazione urbana: il futuro dell’edilizia passa attraverso un nuovo modello di sviluppo che mette al centro la qualità del costruire, la responsabilità sociale e il valore delle comunità. È questo il messaggio emerso dal convegno “Costruire Cultura – Etica, identità e innovazione per l’edilizia del futuro”, promosso dall’Area Mezzogiorno e Isole dei Giovani Imprenditori Edili ANCE e ospitato all’Aquila, che ha riunito imprenditori, accademici, professionisti e rappresentanti delle istituzioni per riflettere sulle sfide che attendono il comparto.
Ad aprire i lavori è stato Davide Iannini, presidente del Gruppo Giovani Ance L’Aquila, che ha sottolineato il valore simbolico della scelta del capoluogo abruzzese come sede dell’iniziativa.
«L’Aquila ospita per la terza volta il tradizionale convegno dell’Area Mezzogiorno e Isole dei Giovani Ance. È un riconoscimento al valore simbolico della rinascita della città e al lavoro del nostro Gruppo Giovani, che continua a offrire un contributo significativo all’interno dell’associazione nazionale», ha dichiarato.
A seguire è intervenuto Pierluigi Frezza, presidente di Ance L’Aquila, che ha evidenziato il ruolo svolto dalle imprese del territorio nel processo di ricostruzione e la necessità di creare occasioni di confronto capaci di orientare il futuro del settore.
A introdurre il tema della giornata è stato Nicola Irto, coordinatore dell’Area Mezzogiorno e Isole dei Giovani Imprenditori Edili ANCE, che ha spiegato il significato del titolo scelto per il convegno.
«Con “Costruire Cultura” vogliamo condividere idee, esperienze concrete e buone pratiche per delineare un futuro in cui l’edilizia non sia vista soltanto come un comparto economico, ma come una risposta strategica alle esigenze abitative e infrastrutturali dei territori, guidata da valori, responsabilità e da una forte visione etica. Oggi il settore delle costruzioni è chiamato a interpretare le trasformazioni della società contemporanea, contribuendo a migliorare gli spazi del vivere collettivo e a generare valore per le comunità».
Moderato dal giornalista Tommaso Labbate, il convegno ha alternato relazioni e tavole rotonde dedicate ai temi della sostenibilità, dell’innovazione, della formazione, della responsabilità sociale d’impresa e della rigenerazione urbana.
Tra i relatori sono intervenuti Fabrizio Marinelli, presidente della Fondazione Carispaq; Enrico Ricci, amministratore delegato di Impresa Ricci Guido S.r.l.; Pierluigi Mantini, professore del Politecnico di Milano; Alfonso Femia, architetto e fondatore di Atelier(s) Alfonso Femia; Francesca Moraci, professoressa emerita dell’Università Mediterranea di Reggio Calabria; Emiliano Boschetto, Chief Philosophy Officer di EFM; Ugo Patroni Griffi, professore dell’Università degli Studi di Bari; ed Emiliano Cerasi, amministratore delegato di SAC S.p.A.
Dagli interventi è emersa una visione condivisa: il settore delle costruzioni è chiamato a evolvere attraverso un’integrazione sempre più stretta tra competenze tecniche, ricerca, cultura del progetto e responsabilità sociale, con un’attenzione crescente alla qualità dello spazio urbano, all’efficienza energetica e alla sostenibilità degli interventi.
Le conclusioni sono state affidate a Edoardo Vernazza, presidente dei Giovani Imprenditori Edili Ance, che ha delineato la prospettiva del comparto per i prossimi anni.
«L’imprenditore edile del futuro sarà protagonista non solo nella realizzazione delle opere, ma anche nella trasformazione dei territori e nella creazione di valore per le comunità. Qualità, innovazione, sostenibilità, efficientamento energetico, connessione e socialità saranno le parole chiave che guideranno le nostre imprese».
Secondo Vernazza, il mercato richiederà modelli sempre più integrati, multidisciplinari e collaborativi, in grado di coniugare obiettivi pubblici e investimenti privati, superando una visione tradizionale del settore.
«La sfida è passare dall’essere semplici costruttori di edifici a costruttori di un nuovo immaginario per le comunità, lasciando un’eredità di qualità, sostenibilità e valore condiviso», ha concluso.
L’iniziativa ha confermato il ruolo dell’Aquila come laboratorio di confronto sulle trasformazioni dell’edilizia contemporanea. L’esperienza della ricostruzione, maturata negli ultimi anni, continua infatti a rappresentare un riferimento nazionale, offrendo spunti concreti per affrontare le sfide del futuro attraverso il dialogo tra istituzioni, università, professioni e imprese.
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