Editoriale del Vice Presidente con delega per i Rapporti Sindacali dei Giovani Ance Angelo Turco
Ci troviamo ad affrontare una delle peggiori epoche per il settore delle costruzioni, un’era nella quale la crisi globale e la conseguente sfiducia del contribuente infieriscono fortemente in un contesto, il nostro, comunque da sempre pieno di insidie, difficoltà e costretto a fronteggiare gli “umori” dei propri interlocutori, che vanno dalla pubblica amministrazione al cliente finale, passando per classe sindacale e rappresentanti della politica. A fronte di ciò, in ANCE la commissione RIAS (Relazioni Industriali e Affari Sociali) rappresenta forse la commissione più importante, non fosse per altro che raccoglie, studia, elabora e opera su argomenti riguardanti ogni singola impresa del sistema, a prescindere che queste operino in ambito prevalentemente pubblico o privato. Il costo del lavoro rappresenta sempre più un fardello al limite dell’insostenibile per l’impresa, già costretta a fronteggiare le difficoltà di mercati con andamenti costantemente altalenanti, e soprattutto alle prese con una pressione fiscale pesantissima. Sta a noi, giovani o meno, studiare i giusti metodi affinché le maestranze ottengano congrue e anche gratificanti retribuzioni ma contemporaneamente non rappresentino un peso eccessivo e rischioso per la salute delle nostre aziende, tenendo specialmente conto di come un cattivo stato di salute per l’azienda molto spesso porta al suo dissesto, alla sua chiusura, e per ogni azienda chiusa iniziano le sofferenze di decine, spesso centinaia di famiglie. È necessaria una totale collaborazione tra le parti interessate: associazioni datoriali e parti sociali non possono più permettersi il lusso di ritardare o addirittura non trovare le necessarie intese, al fine di garantire un equilibrio duraturo fatto di accordi chiari, congrui e indiscutibili, che soddisfino tutti e che anche, quando necessario, dividano equamente le rinunce che spesso risultano inevitabili per la sopravvivenza del comparto.
Dovremmo poi trovare ulteriori intese per riuscire a fronteggiare la continua “battaglia” verso la cosa pubblica: subiamo da troppo tempo le enormi difficoltà derivanti da una politica litigiosa e raramente produttiva, che porta ad una pubblica amministrazione inefficiente, lenta e macchinosa. Non è più accettabile sopportare tempistiche bibliche per i pagamenti negli appalti pubblici, non è più accettabile imbattersi in casi di assurda mala burocrazia per ottenere una autorizzazione, una licenza, una concessione, non è più accettabile operare in un contesto nel quale chi governa non riesce a trovare (o ad accettare) soluzioni tese a ridurre i forti ribassi nelle gare d’appalto, che comportano chiaramente assenza di qualità nella realizzazione delle opere e sempre più spesso il mancato completamento di esse, per non parlare poi del costante rischio di infiltrazioni mafiose e casi di corruzione.
Siamo stati abituati per forse troppo tempo, noi giovani, ad essere “inquadrati” come il “futuro della società”; bene, non siamo più il futuro, o meglio non siamo più solamente il futuro, ma rappresentiamo a tutti gli effetti il presente della classe politica economica e sociale del paese, un paese che almeno sotto questo aspetto necessita di una rivoluzione concettuale, divenuta obbligatoria per potersi mettere al pari con il resto del mondo occidentale. Ed in particolar modo, purtroppo mi ripeto, governo e pubblica amministrazione hanno il dovere di voltare pagina e realizzare una volta per tutte un sistema di gestione efficiente, trasparente e produttivo, accogliendo note, proposte e suggerimenti (e magari anche qualche esplicita richiesta) proveniente dalle associazioni datoriali che rappresentano, non dimentichiamolo, le aziende italiane le quali a loro volta sono a tutti gli effetti costituite dalla gran parte dei contribuenti del paese.
Il futuro non appare particolarmente roseo, ma con la giusta volontà ed una precisa unità di intenti riusciremo a risollevare le sorti del paese, e magari con un pizzico di intraprendenza e coraggio potremmo successivamente ottenere un importante balzo verso il top dell’economia mondiale. Il potenziale l’abbiamo!!!