Dopo la sorpresa di un Oscar vinto e il tanto clamore su una Roma che non esiste, torniamo a parlare di cose vere. Difficile rimanere equilibrati quando senti una rabbia sorda invaderti dentro.
Perché?
Perché nessuno dice più come stanno veramente le cose.
Viviamo in una menzogna con radici tanto solide da essersi trasformata in triste verità.
Sono stanca di leggere i giornali, e mi chiedo come si faccia a trovare quotidianamente le parole per raccontare le stesse inutili e false notizie.
Siamo un Paese in declino e fingiamo di non esserlo, ci crogioliamo nel nostro passato credendo che il marchio made in Italy sia ancora indice di qualità. Magari lo è ancora, ma la proprietà di certo no.
Non sono così esterofila da ritenere che nel resto del mondo le cose siano migliori, ma vorrei che almeno tra di noi non ci fossero false illusioni.
Quello che sta accadendo è molto più grave di un semplice presente che non funziona. Il nostro modo di comportarci, lassista e immorale, sta creando una voragine così profonda che per colmarla ci vorranno anni.
Basti pensare alle pensioni. Molti se ne lamentano, ma almeno ce l’hanno. Noi, adulti classe 70-80, che dovremmo essere all’apice delle nostre carriere, abbiamo enormi problemi occupazionali che non ci garantiscono le stesse speranze; per non parlare dei nostri figli che dovrebbero prepararsi ad aggredire un mondo nuovo, pieno di occasioni al quale però non siamo in grado di dare loro accesso.
Guardiamoci intorno, non serve aggiungere altro.
Il divario che si sta creando tra generazioni rischia di mandare in blocco il sistema.
Mancheranno le figure professionali, perché questo presente disincentiva invece di spronare. Scompariranno gli imprenditori, perché con le parole di conforto non si fa impresa. Mancheranno l’iniziativa privata e le migliaia piccole aziende che dal dopoguerra hanno alimentato posti di lavoro e consentito la crescita del PIL.
Oggi l’edilizia è ferma ben oltre quanto facciano credere i miglioramenti sbandierati nei sondaggi. Si continua a licenziare e chi non lo fa ricorre in solidarietà.
Le imprese di molti settori arrancano, i fornitori di prodotti e servizi hanno paura ad esporsi, le gestioni patrimoniali sono l’unico interesse degli (ex) Istituti di credito, e da qui a cascata tribunali intasati, cause, tensioni: tutte cose che sappiamo benissimo.
Che fare? Soluzioni? Non spetta a noi, noi possiamo averne rispetto e contribuire positivamente alla riuscita. In realtà le soluzioni sono note: riduzione della spesa pubblica, guerra alla corruzione, apertura del credito. Sempre le stesse, sempre inapplicate.
Allora mi rifugio nel quotidiano: preservazione del lavoro, ottimizzazione delle risorse, famiglia e nel frattempo cerco di addolcire il mio animo inasprito da tutto questo, perché il presente è un dono, forse per questo si chiama presente.
Ma avevo purtroppo iniziato parlando di Roma, talmente bella che è indegno vederla trasformata in una discarica a cielo aperto; la città più bella del mondo con la più bassa
media di soggiorni turistici tra le capitali d’Europa; Roma che ti frana sotto le ruote; che inventa nuovi stadi mentre lascia cadere a pezzi quel capolavoro del Flaminio; Roma corrotta per abitudine.
Roma “La Grande Monnezza”! Non permettiamo che accada.
di Charis Goretti
20442-La Grande Monnezza di Charis Goretti.pdfApri