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Intervista a Benedetta Bonifati, laureata in economia e commercio, moglie e madre, in prima linea nel mondo del lavoro nonostante il settore sia in crisi.

Roma – La tenacia di una giovane imprenditrice cresciuta a “pane ed edilizia”

12 Marzo 2014
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» È noto che sei esperta di pubbliche relazioni. Con quale domanda avresti voluto per prima iniziare una intervista?
Davvero?? In realtà non mi sento proprio un’esperta… lo prendo come un complimento. Di domande ce ne sarebbero molte, una di queste è forse come ti sei ritrovata a fare l’imprenditore edile.
 
» Perché?
La scelgo perché in realtà nel nostro ambiente ancora è una domanda che viene posta: come mai una ragazza di buona famiglia si mette in questo mondo, prettamente maschile, rude e pieno di compromessi, quando magari potrebbe trovare un’occupazione che sia più conciliante con il suo ruolo di donna all’interno di una famiglia (moglie, madre, ecc…). La risposta è perché sono cresciuta a pane ed edilizia. Inizialmente ho provato e anche voluto fare altro ma dopo un’esperienza di 3 anni in una società di revisione sono andata a lavorare con mio padre. Una volta che entri in questo mondo, è difficile pensare ad altro. Nonostante i brutti momenti.
 
» Come vedi il grave momento che sta passando il mondo delle imprese?
Nonostante sia difficile, bisogna rimanere ottimisti. Gli italiani sono persone che non si arrendono. Certo, non credo che il Paese vivrà più un boom come quello vissuto durante gli anni 2000, tanto più se non riparte il sistema creditizio. Gli appelli stanno finalmente arrivando da più parti anche se il nostro è uno dei settori più colpiti (e uno dei primi ad aver lanciato l’allarme) tra blocco dei finanziamenti ai privati da un lato e blocco dei pagamenti della PA dall’altro. Qualcosa sembra si stia muovendo.
 
» Quale ruolo ritieni possa aver avuto e avrà la politica sull’evoluzione del lavoro?
La politica ha un ruolo fondamentale sull’evoluzione del lavoro, nonostante a volte sembri non esserne consapevole a pieno. Ora il Paese e di conseguenza le imprese, hanno bisogno che riparta la macchina e per farlo c’è bisogno di certezze, decisioni, soprattutto dalla politica.
 
» Oggi nell’edilizia contemporanea non esiste più una separazione tra pubblico e privato. A cosa pensi porterà questa commistione di ruoli?
Potrebbe portare a grandi cose, sperando che ci sia una visione ed una gestione lungimirante della cosa pubblica e privata. I partenariati pubblico privati sono possibili ma ancora non concretamente realizzati.
Fin’ora ha prevalso la logica dei veti incrociati, spesso strumentalizzati per mantenere le cose così come stanno. Ma senza i fondi portati dai privati il settore pubblico non può farcela.
 
» Solo poche settimane fa in un interessante convegno sul diritto alla casa, il CRESME indicava dati alla mano una forte necessità di alloggi a Roma nei prossimi tre anni, ipotesi di ripresa?
Credo che la necessità di alloggi a Roma non sia mai cessata. Semmai è cambiata la tipologia di alloggi che si stanno cercando ed è questo cambiamento della domanda che l’Amministrazione deve capire ed il nostro settore intercettare. A questo si aggiunge la necessità da parte del settore creditizio di ricominciare ad erogare mutui.
 
» Visto che sei diventata mamma da poco, è cambiato qualcosa nella tua visione del futuro?
Come dicevo sono un’ottimista e ritengo che il nostro paese sia pieno di risorse. Spero di poter dare a mia figlia tutti i mezzi possibili per fare una scelta libera su quello che vorrà fare nella vita. Se questo poi dovesse comportare l’andare all’estero non la ostacolerò. Oggi dobbiamo mettere in conto che non esiste solo l’Italia e che ci sono alcuni paesi che offrono migliori possibilità di sviluppo. Ma non lo vedo come un limite, solo come una maggiore opportunità.
 
» “Non esiste solo l’italia”.Con questa affermazione hai una città che da imprenditrice consideri ancora appetibile?
Devo ammettere di aver avuto sempre un certo scetticismo nei confronti dell’estero nonostante abbia anche delle esperienze positive nella mia famiglia.
Mi sto ricredendo dopo i racconti fatti dai nostri colleghi a proposito della missione in Brasile e sono andata all’incontro organizzato presso l’ambasciata. Perciò direi Rio de Janeiro.
 
» La partecipazione al Gruppo giovani dell’associazione ti ha visto sempre molto coinvolta sia a livello provinciale che nazionale, ora che sei una Senior vorresti dare qualche consiglio ai giovani che cercano di farsi spazio nell’imprenditoria edile?
Le ultime presidenze hanno già dato spazio ai giovani inserendo tra i membri della giunta il Presidente del Gruppo. Bisogna quindi considerarlo uno stimolo a proporre le idee che nascono in seno al Gruppo. Oltre a questo ritengo che ci sia la necessità di rinnovare, soprattutto alla luce del contesto politico che sta vivendo il Paese, ma non bisogna fare l’errore di buttare al vento l’esperienza maturata. Quindi rinnovare non è sinonimo di rottamare, secondo me.
» Per concludere un sogno nel cassetto?
La famosa domanda da 100 punti. Ormai non ho velleità particolari se non quelle che abbiamo tutti riguardo alla nostra quotidianità e cioè che ci sia lavoro (il che al giorno d’oggi non è cosa da poco) oltre alla salute ed alla serenità della vita familiare. Risposta banale?
 

di Charis Goretti

15530-130401_LA TENACIA DI UNA GIOVANE IMPRENDITRICE.pdfApri
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